Il Burnout dell’operatore sanitario

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce, finalmente, il burnout – lo stress da lavoro – come un problema associato alla professione.

Il termine burnout si riferisce a un fenomeno di estremo interesse e che necessita di grande attenzione per le conseguenze negative che comporta sul piano personale e professionale: medici, infermieri, psicologi, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali, poliziotti, sacerdoti, avvocati e insegnanti rappresentano le categorie maggiormente esposte a condizioni di distress lavorativo in ragione del carico emotivo di queste attività.

Il termine burnout – traducibile con bruciato, esaurito, scoppiato – esprime con un’efficace metafora il logorio professionale dell’operatore.

Questo rischio potrebbe ritenersi moltiplicato per gli operatori sanitari che si occupano di cronicità, e si è ulteriormente aggravato alla luce dell’attuale scenario emergenziale SARS-CoV-2.

Gli operatori di area sanitaria e sociosanitaria hanno dovuto affrontare una serie di attività quali la riorganizzazione dei servizi e delle procedure professionali andando incontro a diverse situazioni a rischio biologico. Si sono trovati quindi a sperimentare contesti di stress e disagio personale che si sono aggiunti allo stress delle attività abituali di chi si occupa di cronicità.

La sindrome del burnout non insorge all’improvviso, molto spesso è subdola, insidiosa e difficile da identificare; i segni e i sintomi del burnout sono molteplici, richiamano i disturbi dello spettro ansioso-depressivo con particolare tendenza alla somatizzazione e allo sviluppo di disturbi comportamentali.

Ad oggi, si possono far rientrare le manifestazioni sintomatologiche del burnout, laddove assumano una valenza clinica, nell’ambito del disturbo dell’adattamento e del disturbo post-traumatico da stress e, più in generale, nell’area delle patologie da fattori psico-sociali associate a stress (stress lavoro-correlato). In questo ambito ci si può muovere per la codifica del burnout in termini di malattia professionale, sottolineando l’importanza eziologica dei fattori organizzativi.

Dal punto di vista normativo in Italia, negli ultimi anni, si è assistito ad una profonda rivoluzione culturale che ha consentito di recepire le principali linee di indirizzo europee in tema di tutela del lavoratore, riprese con forza nell’ultimo decreto in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (DL 81/2008) dove vi è chiaramente indicato – articolo 28 – come l’oggetto di valutazione dei rischi debba riguardare anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato.

Tale orientamento appare in linea con l’aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia (Decreto 10 giugno 2014 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, GU 212/2014) dove sono stati inseriti tra “i nuovi agenti patogeni” le disfunzioni dell’organizzazione del lavoro (costrittività organizzative) e le malattie ad esse connesse.

Nel Gruppo 7 delle Malattie psichiche e psicosomatiche da disfunzioni dell’organizzazione del lavoro, le patologie identificate come malattie professionali sono il Disturbo dell’adattamento cronico (con ansia, depressione, reazione mista, alterazione della condotta e/o dell’emotività, disturbi somatoformi) e il Disturbo post-traumatico cronico da stress.

L’approccio odierno tende a dare una definizione dello stress lavorativo in termini di distress derivante da un disequilibrio tra le richieste lavorative e le capacità di adattamento dell’individuo; molto spesso ciò che maggiormente risulta devastante per l’individuo sul piano psicologico è la penosa sensazione, a fronte di una situazione lavorativa stressante, di non poter esercitare alcun controllo su di essa, di essere impotente, di non poter prendere alcuna decisione risolutiva, di avere la consapevolezza di non possedere gli strumenti idonei a fronteggiare in modo adeguato lo sforzo richiesto, di non avere interlocutori credibili e competenti, di non ricevere nessun tipo di supporto.

di Mariano Agrusta

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